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Domande frequenti

Le domande frequenti sono una raccolta delle domande più comuni su un determinato argomento e delle relative risposte, e servono ad aiutare in modo veloce gli utenti in difficoltà o coloro che hanno fretta di ottenere una risposta ad un loro quesito.

Come fare per sapere se una persona deceduta ha fatto testamento?

Si può fare richiesta al Registro generale dei testamenti.
Il Registro generale dei testamenti ha sede presso l'Ufficio centrale degli archivi notarili e consente di conoscere se una persona deceduta ha fatto testamento, sia sul territorio nazionale che presso le nostre autorità consolari all'estero, ed il luogo in cui il testamento è custodito.

Si può accettare con il beneficio d’inventario l’eredità di una persona che ha manifestato in vita la sua contrarietà all’accettazione con beneficio d’inventario?

Sì, anche se la persona defunta ne aveva fatto espresso divieto nel testamento.

Che cos’è la trascrizione?

La trascrizione è un mezzo di pubblicità legale, prevista dagli artt. 2643 e seguenti del codice civile, consistente nell'annotazione di determinati atti giuridici in appositi registri pubblici.
La dichiarazione di accettazione con beneficio d’inventario viene trasmessa dal tribunale all’Ufficio del Territorio per essere trascritta.

Cosa si può fare per sapere se una eredità è stata accettata con beneficio d’inventario?

Si può verificare nel Registro delle successioni presso il tribunale civile del luogo ove la persona deceduta aveva l’ultimo domicilio. Il Registro delle successioni è pubblico, quindi può essere consultato da chiunque ne faccia domanda. Si divide in tre parti: nella prima si trovano le dichiarazioni di accettazione con beneficio d'inventario, nella seconda le rinunce all'eredità, nella terza i provvedimenti di nomina dei curatori.

Posso chiedere il mantenimento anche per un adulto?

In linea generale sì, ma se il debitore risiede al di fuori dell’Unione Europea – e quindi si applica la Convenzione dell’Aia del 2007 - ci sono delle eccezioni. In tali casi, occorre contattare l’Ufficio per verificare se le regole di cooperazione internazionale si applicano al caso specifico.

Serve l’avvocato per rivolgersi all’Ufficio Autorità centrali?

No, in questa fase non serve essere rappresentati da un avvocato.

Che cosa si può fare se non conosco l’indirizzo all’estero della persona a cui devo chiedere il pagamento della prestazione alimentare?

Se non si conosce l’indirizzo esatto della persona residente all’estero, nei cui confronti deve essere attivata la procedura diretta ad ottenere il pagamento della prestazione alimentare, l’Ufficio Autorità Centrali può richiederne la localizzazione all’Autorità Centrale dello Stato estero.

Posso rivolgermi all’Ufficio Autorità Centrali anche se la sentenza di cui dispongo è stata emessa da un’autorità giudiziaria straniera?

In linea generale sì. La condizione indispensabile è che il creditore risieda in Italia.

E’ la procedura che dà valore tra privati o tra privati e la Pubblica Amministrazione alla perizia stragiudiziale e alla traduzione, per mezzo del giuramento davanti al Cancelliere.

La perizia e la traduzione devono essere giurate da chi l’ha effettuata.

Il perito o il traduttore si recano in Tribunale con un documento valido d’identità e con la perizia o la traduzione da giurare.

      Asseverazione di perizie e traduzioni

 

Chiunque ha diritto di assistere alle udienze penali e civili, che sono pubbliche a pena di nullità, tranne nei casi in cui il Giudice disponga di procedere a porte chiuse, ovvero nei processi che si svolgono nelle forme del procedimento in camera di consiglio.

Il Giudice impartisce oralmente le disposizioni necessarie per l’ordine e il decoro delle udienze, e può disporre l’allontanamento di chi contravviene alle sue prescrizioni.

Coloro che assistono all’udienza devono restare in silenzio, a capo scoperto, evitare ogni gesto o comportamento esprimente approvazione o disapprovazione (come applausi, mormorii, esclamazioni e simili).

E’ vietato introdurre nell’aula di udienza armi, bastoni o oggetti atti a offendere, e arrecare disturbo in qualunque modo.
Si raccomanda di indossare un abbigliamento decoroso, di spegnere o silenziare i telefoni cellulari, di astenersi dal consumo di gomme da masticare.

L’interessato deve motivare la richiesta del certificato dei carichi pendenti?

No. Deve, però, precisare l’uso a cui è destinato il certificato quando, nei casi previsti dalla legge, ne richiede il rilascio gratuito.

Quando il rilascio del certificato è gratuito?

Il rilascio è gratuito quando il certificato deve essere esibito nelle controversie di lavoro, previdenza ed assistenza obbligatoria (art. 10 L. 533/73), nelle procedure di adozione, affidamento di minori e affiliazione (art. 82 L.184/83), in un procedimento nel quale la persona è ammessa a beneficiare del gratuito patrocinio (art. 18 D.P.R. 115/2002) o deve essere unito alla domanda di riparazione dell’errore giudiziario (art. 176 disp. att. c.p.p.).

Nel certificato dei carichi pendenti rilasciato all’interessato risultano tutti i procedimenti penali per i quali è stata assunta la qualità di imputato?

L’art. 27 del T.U. del Casellario prevede che nel certificato nazionale dei carichi pendenti non risultino alcune iscrizioni, quali, ad esempio, quelle relative a sentenze di condanna per le quali è stato concesso il beneficio della non menzione, ai provvedimenti emessi dal Giudice di pace, alle condanne per contravvenzioni punibili con l’ammenda, ecc.

Nel certificato dei carichi pendenti risultano tutti i procedimenti penali in corso nei confronti di un soggetto su tutto il territorio nazionale?

No, risultano soltanto quelli in corso dinanzi al tribunale a cui la Procura della Repubblica accede e i relativi giudizi di impugnazione. Se l’interessato desidera conoscere le pendenze in corso presso più uffici giudiziari, dovrà presentare la richiesta del certificato a tutte le Procure della Repubblica interessate (il certificato nazionale sarà realizzato a seguito dell’attivazione del casellario nazionale dei carichi pendenti, prevista per il 2014).

Se dal certificato dei carichi pendenti risulta non corretta una determinata iscrizione, cosa può fare la persona interessata?

Può rivolgersi al Tribunale del luogo di nascita, il quale, in composizione monocratica e con le forme previste per il procedimento di esecuzione, decide su tutte le questioni concernenti le iscrizioni ed i certificati dei carichi pendenti.

Se l’interessato è nato all’estero, qual è il tribunale competente sulle questioni concernenti le iscrizioni e i certificati dei carichi pendenti?

Il Tribunale di Roma.

Può il pubblico ministero o il difensore dell’imputato richiedere il rilascio di un certificato dei carichi pendenti relativo alla persona offesa o al testimone?

Sì, previa autorizzazione del giudice procedente. In tal caso il certificato riporta tutte le iscrizioni esistenti.

I diritti di cancelleria necessari per il rilascio del certificato dei carichi pendenti possono essere corrisposti in danaro?

No, in nessun caso. Gli importi previsti per diritti di cancelleria sono corrisposti mediante l’uso di comuni marche da bollo. Tali marche vengono apposte sulla domanda, mentre sul certificato l’ufficio provvede ad attestare l’avvenuto pagamento.

Come si richiede il certificato dei carichi pendenti dall’estero?

Il cittadino italiano o straniero residente all'estero può indirizzare la richiesta a qualunque ufficio del casellario giudiziale presso una Procura della Repubblica.

La domanda, in carta semplice, deve contenere l'indicazione:

  1. delle generalità dell'interessato, vale a dire della persona a cui si riferisce il certificato (si raccomanda di precisare in stampatello quale sia il nome e quale il cognome, e il luogo (città/località e stato estero) e data di nascita);
  2. l’indirizzo presso il quale spedire il certificato richiesto;
  3. quando è richiesto il rilascio gratuito del certificato (adozione, controversie di lavoro, ammissione al gratuito patrocinio, riparazione dell'errore giudiziario) o il rilascio con esenzione dal pagamento della marca da bollo (atti, documenti e istanze delle ONLUS, borse di studio), l’uso a cui è destinato il certificato che provi il diritto all’esenzione.

La domanda deve essere firmata dalla persona a cui si riferisce il certificato e deve specificare quale certificato è richiesto (certificato del casellario giudiziale o quello dei carichi pendenti).

Il certificato è rilasciato in lingua italiana e, se rilasciato dall’ufficio del casellario di Bolzano, in lingua tedesca.

Il costo del rilascio del certificato è di € 19,92 (di cui € 16 per marca da bollo e € 3,92 per diritti di certificato) per ciascun certificato richiesto.

Nel caso in cui il certificato è esente da bollo si dovrà versare soltanto l’importo di € 3,92 per i diritti di certificato.

Inoltre, dovranno essere pagate le spese di affrancatura per la spedizione del certificato. Per la spedizione con posta ordinaria il costo verso i Paesi europei è di € 1,15, verso i Paesi extraeuropei € 2,40 e verso l'Oceania € 3,10.

Poiché le modalità di pagamento (es. assegno bancario internazionale, vaglia postale o eurogiro, ecc.) dell’importo dovuto per il certificato richiesto e per le relative spese di spedizione sono diverse a seconda del Paese da cui è richiesto il certificato e delle convenzioni in materia è necessario informarsi presso l'ufficio del casellario giudiziale a cui si invia la richiesta per sapere secondo quale modalità effettuare il pagamento.

Non inviare denaro

Alla domanda vanno allegate:

  1. la copia di un documento di identità valido (es. passaporto, patente internazionale di guida) dell’interessato
  2. la prova del pagamento dell’importo complessivo per i bolli, i diritti e le spese per la spedizione del certificato
  3. la busta già compilata con l’indirizzo dell’interessato, per la spedizione del certificato richiesto, senza francobolli.

Può il datore di lavoro privato chiedermi di esibire il certificato dei carichi pendenti in sede di assunzione?

Il datore di lavoro privato può chiedere l’esibizione del certificato del carico pendente solo se previsto dal contratto o da una norma di legge. La sentenza della Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 17 luglio 2018, n. 19012 ha precisato l’illegittimità di tale pretesa se il CCNL prevede invece – ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore – solo la produzione del certificato penale, dichiarando errato l’attribuire all’espressione “certificato penale”, un significato semantico suscettibile di plurime interpretazioni, che andrebbe ad estendere il recinto di documenti richiedibili.

Inoltre l’art. 8 dello Statuto dei Lavoratori (è fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi […] su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore’) giustifica che in assenza di espressa previsione contrattuale, non può essere dilatato per via interpretativa fino a ricomprendere informazioni relative a procedimenti penali in corso, ciò specie in considerazione del principio costituzionale della presunzione d’innocenza”.

Infine l’Autorità garante per la protezione dei dati personali ha precisato (da ultimo, Provv. Garante del 22 maggio 2018, n° 314) che il datore di lavoro può richiedere tali certificati solo ove sussista ”un’idonea base giuridica (legislativa o regolamentare), valutando se “risultano applicabili al caso concreto disposizioni dell’ordinamento che prevedano il trattamento dei dati giudiziari dei dipendenti in relazione alle attività svolte dalla società (analogamente a quanto espressamente previsto dal legislatore per determinate attività; v. ad es.: articolo 25-bis, D.P.R. 14.11.2002, n. 313 in relazione allo svolgimento di attività professionali o volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori; articolo 76, d. lgs. 7.9.2005, n. 209 e succ. mod. e D.M. 11.11.2011, n. 220 con riferimento ai soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, di direzione e di controllo presso le imprese di assicurazione e di riassicurazione; D.M. 29.7.2015, articolo 2, comma 4, con riferimento ai dipendenti del titolare di un’autorizzazione generale nel settore postale)

L’interessato deve motivare la richiesta del certificato penale?

No. Deve, però, precisare l’uso a cui è destinato il certificato quando - nei casi previsti dalla legge - ne richiede il rilascio gratuito.

Quando il rilascio del certificato è gratuito?

Il rilascio è gratuito quando il certificato deve essere esibito nelle controversie di lavoro, previdenza ed assistenza obbligatoria (art. 10 L. 533/73), nelle procedure di adozione, affidamento di minori e affiliazione (art. 82 L.184/83), in un procedimento nel quale la persona è ammessa a beneficiare del gratuito patrocinio (art. 18 D.P.R. 115/2002) o deve essere unito alla domanda di riparazione dell’errore giudiziario (art. 176 disp. att. c.p.p.).

Nel certificato penale rilasciato all’interessato risultano tutte le iscrizioni in materia penale esistenti nel casellario giudiziale?

No. Vi sono delle eccezioni, previste dall’art. 25 del Testo unico n. 313/2002. Non risultano, ad esempio:

  • le condanne per le quali è stato concesso il beneficio della “non menzione”, purché questo beneficio non sia stato revocato;
  • le condanne pronunciate dal giudice di pace;
  • le condanne pronunciate da altro giudice per i reati di competenza del giudice di pace;
  • le condanne per contravvenzioni punibili con la sola ammenda;
  • le condanne per reati estinti.

Poiché dal certificato penale richiesto dall’interessato non risultano tutte le iscrizioni riguardanti lo stesso, come può questi verificare la correttezza di tutte le iscrizioni a suo carico?

Attraverso lo strumento della “visura a richiesta degli interessati”. La visura è uno strumento introdotto dal T.U. n. 313/2002.

Se dal certificato penale o dalla visura risulta non corretta una determinata iscrizione, cosa può fare l’interessato?

Può rivolgersi al tribunale del luogo di nascita, il quale, in composizione monocratica e con le forme previste per il procedimento di esecuzione, decide su tutte le questioni concernenti le iscrizioni ed i certificati del casellario.

Se l’interessato è nato all’estero, qual è il tribunale competente sulle questioni concernenti le iscrizioni e i certificati del casellario giudiziale?

Il Tribunale di Roma.

Nel certificato richiesto da un’amministrazione pubblica risultano tutte le iscrizioni esistenti nel casellario giudiziale al nome della persona riguardo alla quale si chiede la certificazione?

No. Per i certificati richiesti dalle amministrazioni pubbliche o dai gestori di pubblici servizi sono stabilite le medesime esclusioni previste per i certificati richiesti dagli interessati. Tuttavia amministrazioni pubbliche o gestori di pubblici servizi possono richiedere un certificato generale, contenente la totalità delle iscrizioni riguardanti una determinata persona, ai soli fini dell’accertamento d’ufficio di stati, qualità e fatti ovvero del controllo sulla dichiarazione sostitutiva presentata dall’interessato.

Dal 6 aprile 2014 chi assume nuovi dipendenti per lo svolgimento di attività a contatto con i minori dovrà richiedere il certificato del casellario ai sensi dell’art. 25 bis del DPR 313/2002. L'obbligo c'è anche nei confronti di chi è già stato assunto?

No. L’obbligo per il datore di lavoro sorge all’atto dell’assunzione e quando, scaduto il termine di durata previsto, il datore di lavoro stipuli altro e nuovo contratto con lo stesso lavoratore.

In quali casi il datore di lavoro ha l'obbligo di richiedere il certificato ai sensi dell'art. 25 bis del DPR 313/2002?

In tutti i casi in cui si instaura con la persona un rapporto contrattuale con prestazioni corrispettive, per attività che comportino un contatto diretto e regolare con i minori. L’obbligo non sorge, invece, per le forme di collaborazione che non si strutturino all’interno di un definito rapporto di lavoro.

I certificati valgono 6 mesi. Il datore di lavoro dovrà quindi richiedere il certificato ai sensi dell’art. 25 bis del DPR 313/2002 per i suoi dipendenti ogni 6 mesi?

No. Il certificato va richiesto solo al momento dell'assunzione.

In attesa del certificato richiesto dal datore di lavoro si può procedere alla stipula del contratto?

Si. In attesa dell'acquisizione del certificato, se il datore di lavoro è pubblico può acquisire dal lavoratore una dichiarazione sostitutiva di certificazione; se il datore è privato, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

Le esenzioni dal bollo sono soltanto quelle indicate nel D.P.R. 642/72, tabella allegato B?

Le esenzioni indicate nel DPR 642/72 sono quelle principali. Altri casi di esenzione potrebbero però essere presenti in normative specifiche.

Con riferimento alle prescrizioni del D.Lgs. 39/2014, che si intende per “ attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori”?

Per attività professionali o attività volontarie organizzate si intende tutte le professioni o i lavori (ad es. quelle di insegnante, bidello, pediatra, allenatore, educatore) per i quali l’oggetto della prestazione comporta un contatto diretto e regolare con i minori a fronte di uno specifico rapporto di lavoro.

Attività professionali quali esempio quella di medico odontoiatra o medico pediatra che comporta attività verso i minori è assoggettata alle prescrizioni del DL 39/2014 con riferimento ai propri lavoratori dipendenti?

Si.

Sono la vice-presidente di una Associazione Culturale che organizza, tra le altre cose, corsi di scuola di musica primaria (quindi rivolti principalmente a minorenni). Per l'organizzazione di questi corsi ci avvaliamo della collaborazione di professionisti che rilasciano regolare fattura come titolari di partita iva. Ci dobbiamo ritenere datori di lavoro e quindi richiedere per questi professionisti il certificato penale del casellario giudiziale ai sensi dell’art. 25 bis del DPR 313/2002?

Si, qualora l'attività svolta dal professionista sia oggetto di un contratto, comunque qualificato, che faccia sorgere un rapporto di lavoro con prestazioni corrispettive.

Il circondario è la porzione di territorio dove si estende la competenza del Tribunale e, di conseguenza, della Procura della Repubblica presso il Tribunale. Spesso coincide con la provincia, come nel nostro caso.

Il distretto è la porzione di territorio dove si estende la competenza della Corte d'Appello e di tutti i Tribunali che in esso insistono. Di conseguenza, si ricava la competenza della Procura Generale e delle Procure della Repubblica da essa dipendenti. Corrisponde spesso alla regione, come nel nostro caso.

L’inventario contiene la descrizione dei beni, dei crediti e dei debiti appartenenti alla persona deceduta; rappresenta pertanto la sua situazione patrimoniale con riferimento al momento della morte.
L’inventario è obbligatorio nel caso in cui l’erede intenda accettare l’eredità con beneficio di inventario  (vedi scheda Accettazione d’eredità con beneficio d’inventario).

Se l’erede è in possesso di (tutti o alcuni) beni ereditati e intende accettare l’eredità con beneficio d’inventario, lo deve fare entro tre mesi dalla data della morte. Se l’inventario non è compiuto nei tre mesi, l’accettante decade dal beneficio e viene considerato erede puro e semplice con la conseguenza che dovrà farsi carico di tutti gli eventuali debiti del defunto.

Se l’erede non è in possesso di beni appartenenti al defunto, può chiedere l’accettazione con beneficio di inventario entro dieci anni dalla morte. L’inventario deve essere compiuto entro tre mesi dalla data della dichiarazione di accettazione con beneficio d’inventario.

In entrambi i casi, se è impossibile concludere l’inventario entro il termine dei tre mesi, può essere concessa una proroga, ma deve essere depositata una richiesta motivata di proroga prima della scadenza del termine dei tre mesi.
Possono chiedere l’inventario:

  1. gli eredi
  2. i creditori del defunto
  3. l’esecutore testamentario
  4. le persone che hanno diritto ad ottenere la rimozione dei sigilli (art. 763 c.p.c.)

L’inventario viene fatto da un cancelliere del tribunale o, se richiesto dalle parti, da un notaio.

È possibile il patrocinio a spese dello Stato a copertura dei costi del procedimento?

È previsto il patrocinio a spese dello Stato e quindi è possibile farsi assistere da un avvocato senza dover affrontare le spese di difesa e le altre spese processuali.

Del patrocinio a spese dello Stato può usufruire anche il cittadino straniero regolarmente soggiornante in Italia. Per le condizioni di ammissione a tale beneficio si rinvia alla legge 1990/217.

Poiché la domanda va presentata al consiglio dell’ordine degli avvocati possono essere consultati i relativi siti web (per il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Roma) nonché il sito del Ministero della giustizia.

Riferimenti normativi: Legge 1990 n. 217, come modificata dalla legge 2001, n.134. (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti)

È possibile il ricorso in appello contro una decisione relativa alla pronuncia di divorzio/separazione legale/annullamento di matrimonio?

Le sentenze di separazione giudiziale, di divorzio o di annullamento del matrimonio sono suscettibili di impugnazione mediante il mezzo dell’appello. Le sentenze non definitive in materia di divorzio (per esempio quelle che pronunciano sullo status) o di separazione (per esempio quando la causa prosegue per la pronuncia sull’addebito o sull’assegno) non sono suscettibili di appello differito (cioè unitamente alla sentenza definitiva), ma devono essere impugnate nei termini di legge.

È possibile il riconoscimento di una decisione di divorzio/separazione legale/annullamento di matrimonio pronunciata da un’autorità giudiziaria di un altro Stato membro?

In materia trova applicazione il regolamento (CE) n. 2201/2003 del 27 novembre 2003, che prevede una procedura comune a tutti i Paesi della U.E.

Il riconoscimento è automatico, quindi non è necessario alcun procedimento per l’aggiornamento delle iscrizioni nello stato civile di uno Stato membro a seguito di decisione di divorzio, separazione, annullamento contro la quale non sia più possibile proporre impugnazione.

Ma ogni parte interessata può anche far dichiarare che la decisione deve essere o non può essere riconosciuta; i motivi di non riconoscimento sono espressamente previsti dal regolamento.

L’istanza (nella forma del ricorso) si propone alla corte di appello territorialmente competente (con riferimento al luogo di attuazione della decisione, in applicazione delle norme interne). Il giudice decide senza indugio (anche senza contraddittorio) e la decisione viene comunicata al richiedente.

Qual è il giudice competente per l'opposizione al riconoscimento di una decisione relativa alla pronuncia di divorzio/separazione legale/annullamento di matrimonio pronunciata in un altro Stato membro e procedure applicabili?

Contro la decisione sul riconoscimento ciascuna delle parti può proporre opposizione davanti alla corte di appello che ha adottato il provvedimento, nel termine di un mese dalla sua notificazione (due mesi se la controparte è residente in uno Stato diverso). 

In questa seconda fase vanno rispettate le regole del contraddittorio e trovano applicazione le ordinarie disposizioni sul processo contenzioso. Contro la sentenza che decide sull’opposizione è ammesso ricorso per cassazione (V. allegati al Regolamento).

Quale è la legge applicabile da parte del giudice nel quadro di una procedura di divorzio tra coniugi che non vivono in questo Stato membro o che sono di nazionalità diversa?

La legge nazionale comune dei coniugi al momento della domanda di separazione o di divorzio; nel caso di coniugi con diversa cittadinanza, la ricerca della legge applicabile viene rimessa al prudente apprezzamento del giudice che dovrà individuare il paese in cui la vita coniugale è prevalentemente localizzata.

Se la legge straniera in concreto applicabile non prevede la separazione personale e il divorzio, troverà applicazione la legge italiana (art. 31 legge 1995, n. 218), prevalendo in tal caso lalex fori. Al riguardo, va in particolare rilevato che l’applicazione della legge italiana non presuppone la cittadinanza italiana del coniuge richiedente e può essere invocata anche da uno straniero, sia in un matrimonio misto sia in un matrimonio tra stranieri.

Con riferimento alle ipotesi formulate nel quesito, ai coniugi italiani che abbiano presentato in Italia domanda di separazione o di divorzio sarà applicabile la legge italiana, anche se non residenti in Italia; se si tratta di coniugi di nazionalità diversa, troverà applicazione la legge dello Stato nel quale si è prevalentemente localizzata la vita matrimoniale; ma se detta legge non conosce gli istituti della separazione o del divorzio il giudice (italiano) applicherà la legge italiana.

La separazione personale dei coniugi implica la cessazione dell’obbligo di convivenza derivante dal matrimonio. La separazione di fatto è priva di effetti (fatte salve le situazioni anteriori alla legge di riforma del 1975, n. 151).

Per effetto della separazione non viene meno il rapporto coniugale, ma si ha solo un’attenuazione del vincolo.

La separazione legale può essere giudiziale o consensuale.

Il Registro generale dei testamenti consente di conoscere se una persona deceduta ha fatto testamento, in Italia o all’estero. Attraverso il Registro può essere chiesto, infatti, al competente organismo di uno Stato estero aderente alla Convenzione internazionale di Basilea il rilascio di un certificato degli atti di ultima volontà iscritti in quell'organismo, relativi alla persona deceduta.

Gli Stati che sino ad oggi hanno ratificato la Convenzione sono, oltre l'Italia: Francia, Cipro, Turchia, Belgio, Paesi Bassi, Portogallo, Lussemburgo, Spagna, Estonia, Lituania, Ucraina.

Gli interessati possono richiedere al Registro generale dei testamenti la certificazione delle iscrizioni risultanti a nome della persona defunta e l’indicazione dell'archivio notarile distrettuale presso il quale gli atti iscritti sono depositati, qualora il notaio sia cessato.

Considerati i tempi tecnici di trasmissione ed acquisizione delle iscrizioni nella banca dati, si ricorda che, con riferimento in particolare ai verbali di pubblicazione di testamenti olografi non depositati formalmente presso i pubblici ufficiali - e pertanto non iscritti nel Registro durante la vita del testatore - gli atti recenti in corso di trasmissione ed acquisizione potrebbero non figurare in certificati rilasciati poco tempo dopo il decesso del testatore ed il successivo ricevimento dei predetti verbali di pubblicazione.
In relazione alla ricerca di tale tipologia di atti, pertanto, per evitare di dover richiedere ulteriori certificati, si suggerisce all'utenza di attendere indicativamente un periodo di almeno tre mesi dal decesso del testatore

La richiesta

La richiesta al Registro può riguardare contestualmente:

  • uno o più certificati sulle iscrizioni contenute nel Registro stesso (rilasciabili in formato cartaceo o elettronico, a scelta del richiedente/dichiarante);
  • uno o più certificati sulle iscrizioni esistenti nell'organismo competente di uno o più degli Stati suddetti.

Il modulo di richiesta, riportato nella sezione moduli di questa scheda, può essere trasmesso anche per posta elettronica semplice o certificata rispettivamente agli indirizzi registrogeneraletestamenti.ucan@giustizia.it e registrogeneraletestamenti.ucan@giustiziacert.it allegando copia semplice di documento di identità del richiedente. Tale modulo consente di indicare la modalità di rilascio del certificato richiesto (se in formato cartaceo o elettronico) e di prestare le dichiarazioni sostitutive previste dal d.p.r. 28 dicembre 2000, n. 445.
In caso di assenza o morte presunta, occorre allegare copia del provvedimento che ordina l'apertura degli atti di ultima volontà dell'assente o copia della sentenza dichiarativa di morte presunta.
Per i certificati degli organismi esteri è necessario il certificato di morte originale o altra prova ritenuta sufficiente dell'avvenuto decesso del testatore secondo l'ordinamento dello Stato estero.

►Il costo

Per ogni certificato rilasciato dal Registro è dovuto l'importo di € 37,16 (tassa fissa € 5,16; valori bollati € 32,00, di cui € 16,00 per la richiesta ed € 16,00 per il certificato).
Per ogni certificato richiesto presso l'organismo competente di uno Stato estero è dovuto l'importo di € 50,00 (tassa fissa € 34,00; valori bollati € 16,00 per la richiesta).
Ad esempio: se con la stessa richiesta si vuole il rilascio di 1 certificato del Registro generale ed 1 certificato dell'organismo competente della Francia, l'importo totale dovuto è di € 71,16 (€ 37,16 per il certificato italiano + € 34,00 per il certificato estero).
 

►Modalità di ritiro

Il certificato in formato elettronico, firmato digitalmente, viene trasmesso all’indirizzo di posta elettronica indicato sulla richiesta.
Il certificato in formato cartaceo può essere ritirato direttamente presso la sede del Registro. Se invece lo si vuole ricevere per corrispondenza in Italia, si dovrà versare anche uno dei seguenti importi, a seconda del tipo di servizio postale con il quale, a scelta del richiedente, il Registro provvederà alla spedizione del certificato:

€ 1,27 con Posta 4 (posta ordinaria)

€ 6,21 con posta raccomandata

€ 7,13 con posta assicurata.

Ad esempio: se il richiedente ha scelto la posta raccomandata, il versamento complessivo dovrà essere pari a € 43,37.

L’ufficio suggerisce l'utilizzo, quanto meno, della posta raccomandata.

Per la spedizione del certificato cartaceo all'estero sono previsti i seguenti importi differenziati a seconda delle zone postali

►Importi spedizione

ZONE Area geografica

Posta prioritaria valore in €

Raccomandata valore in €

zona 1 Paesi dell'Europa e bacino del Mediterraneo 1,32 8,17
zona 2 Altri Paesi dell'Africa, Paesi dell'Asia e Americhe 2,76 9,66
zona 3

Oceania

3,57

10,41

►Il pagamento

Il pagamento può essere effettuato:

in contanti o POS (bancomat e carte di credito, con aggiunta di una commissione), direttamente presso la sede del Registro con bollettino di conto corrente postale
- n. conto corrente postale:17596008
- intestazione: Registro generale dei testamenti
- indirizzo: Via Padre Semeria,95 00154 Roma

mediante bonifico bancario o postale sullo stesso conto corrente postale, utilizzando i seguenti estremi:
- intestazione: Registro generale dei testamenti
- indirizzo: Via Padre Semeria,95 00154 Roma
- codice BIC: B P P I I T R R X XX
- codice IBAN: IT 08 K 07601 03200 000017596008

Per i bonifici provenienti da conti correnti esteri l’importo versato dovrà essere in alcuni casi maggiorato, come indicato nella seguente tabella, a causa di corrispondenti costi aggiuntivi addebitati al Registro generale dei testamenti da Poste italiane S.p.a.

Paesi Costi aggiuntivi
ustria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria € 0,00
Principato di Monaco, Svizzera e tutti gli altri Paesi

€ 9,00

Costi aggiuntivi per accredito bonifici da conti correnti esteri

Il servizio di richiesta e rilascio di certificati del Registro Generale dei Testamenti è operativo ed è svolto esclusivamente con modalità telematiche. L’utenza NON può accedere fisicamente alla sede dell’Ufficio Centrale Archivi Notarili.

Occorre presentare un ricorso reperibile all'interno della Sezione “Per il Cittadino”, ove sono presenti anche altre indicazioni su condizioni, referente e recapiti.

Moduli e Normativa Amministrazione di Sostegno

Lista degli allegati"

Allegati

La legge n. 287/51 prescrive che ogni anno dispari i sindaci dei comuni del circondario invitino con pubbliche affissioni tutti coloro che sono in possesso dei requisiti previsti a chiedere di essere iscritti negli appositi elenchi.  

I requisiti sono:

  • la cittadinanza italiana;
  • la buona condotta morale – sarebbero ad esempio ostativi gravi precedenti penali;
  • un’età non inferiore ai 30 e non superiore ai 65 anni;
  • un diploma di scuola media di primo grado (per la corte d’assise di appello è richiesto il diploma di scuola media di II grado).     

Non possono far parte della Corte d’Assise i magistrati, i funzionari dell’ordine giudiziario in servizio, i membri delle forze armate e di qualsiasi organo della polizia, i ministri di culto o i religiosi di qualsiasi congregazione. 

Sono inoltre dispensati dall’ufficio di giudice popolare per la durata della carica i ministri ed i sottosegretari di Stato, i membri del Parlamento, i Commissari delle regioni, i componenti degli organi delle regioni previsti dall’art. 121 Cost. ed infine i Prefetti delle province.

Detto questo, una parte non piccola dei nominativi presenti negli elenchi predisposti dai comuni viene iscritta d’ufficio, sulla base del semplice possesso dei requisiti. Ciò si rende necessario al fine di integrare numericamente le esigue richieste su base volontaria.   

Le liste sono trasmesse al Tribunale: questo provvede a verificare il concorso delle condizioni richieste dalla legge e ritrasmette gli albi ai comuni, per la pubblicazione nell’albo pretorio.

Ogni cittadino maggiorenne può presentare reclamo alla cancelleria del tribunale contro le omissioni, le cancellazioni o le indebite iscrizioni entro 15 giorni dalla pubblicazione.  

Dopo di che gli albi diventano permanenti.   

Ogni trimestre dalle liste dei comuni vengono estratti alcuni nominativi (di solito 50) tra i quali verranno individuati i 6 giudici popolari ordinari e i 2 supplenti o aggiunti per la sessione di riferimento.

Tutti gli estratti vengono convocati, anche oralmente e non oltre il quinto giorno successivo, dalla forza pubblica (art. 25 L. cit.). I convocati non possono addurre giustificazioni generiche, ma hanno il dovere di presentarsi nel giorno previsto, salvo certificato medico dell’Asl o altre gravi e comprovate ragioni giustificative.

Nel corso dell’udienza di convocazione, il presidente della corte d’assise, dopo aver valutato le dette giustificazioni, provvede a dispensare coloro che risultano impediti in base alla legge.

Quindi, in ordine di estrazione, chiama a prestare servizio tanti giudici popolari quanti ne occorrono per comporre il collegio d’assise, avendo comunque cura di valorizzare la volontà dei convocati.

L’ufficio di giudice popolare è obbligatorio: chi, chiamato a prestare servizio, non si presenta senza giustificato motivo può essere condannato al pagamento di un’ammenda ed alle spese dell’eventuale rinvio del dibattimento, salve restando le più gravi sanzioni stabilite dalla legge nel caso che il fatto costituisca reato.

L’incarico formalmente dura tre mesi, ma una volta iniziato un processo è necessario che la corte lo porti a termine nella sua composizione originale: quindi l’impegno potrebbe rivelarsi più lungo, come più breve dei tre mesi previsti.

Coloro che abbiano prestato servizio in una sessione di assise non possono essere chiamati a esercitare le loro funzioni nella rimanente parte del biennio.

COS'È

Il patrocinio a spese dello Stato è l’istituto che garantisce, a chi si trova in condizioni economiche disagiate ed ha necessità dell’assistenza di un legale per intraprendere un giudizio, che le spese del processo siano poste a carico dello dello Stato. Il patrocinio a spese dello Stato può essere concesso nell’ambito dei giudizi civili già pendenti o per le controversie non ancora iniziate per le quali si intende agire in giudizio.
L’ammissione può essere richiesta in ogni stato e grado del processo ed è valida per tutti i successivi gradi del giudizio.
Per effetto dell’ammissione alcune spese sono prenotate a debito, altre sono anticipate dall’Erario.

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

D.P.R. 115/02 (T.U. Delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia) artt. Da 74 a 89 e da 119 a 136.

CHI PUO'RICHIEDERLO

Può chiedere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, in ambito civile, il cittadino italiano, il cittadino straniero regolarmente soggiornante, l’apolide, gli enti e le associazioni che non perseguono fini di lucro e non esercitano attività economiche.
Per essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a € 11.493,82.      Se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante.
Si tiene conto soltanto del reddito del richiedente nelle cause che hanno per oggetto diritti della personalità o nelle cause in cui gli interessi dello stesso sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare (conviventi).

DOVE SI RICHIEDE

presso la Segreteria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati competente.

COSA OCCORRE

Per essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato occorre presentare domanda al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del luogo in cui ha sede il giudice davanti al quale pende il processo, o il giudice davanti al quale sarà introdotto il giudizio; se il processo pende dinanzi la Corte di Cassazione la domanda deve essere presentata al Consiglio dell’ordine degli Avvocati del luogo in cui ha sede il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato. Il Consiglio dell’Ordine , valutata la fondatezza della domanda, emette un provvedimento di accoglimento, di rigetto o di inammissibilità; in caso di accoglimento trasmette copia del provvedimento all’interessato, al giudice competente ed all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate per la verifica sui redditi dichiarati.

COSTI

La richiesta non comporta alcun costo.

COS'E' IL GRATUITO PATROCINIO:

Al fine di essere rappresentata in giudizio nell'ambito di un procedimento penale, sia per agire, che per difendersi, la persona non abbiente può richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello stato, purchè le sue pretese non risultino  manifestatamente infondate.

CHI PUO' ESSERE AMMESSO

Per essere ammesso al patrocinio a spese dello stato in ambito penale è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito  annuo imponibile, risultante dall'ultima dichiarazione, non superiore a euro 11.746,68.

Se l'interessato convive con il coniuge o altri familiari, il reddito,  ai fini della concessione del beneficio, è costituito dalla somma dei redditi di tutti i componenti della famiglia.

Solo nell'ambito penale il limite di reddito è elevato  a euro 1.032,91 per ognuno dei familiari conviventi.

Si tiene conto solo del reddito personale  quando sono oggetto della causa diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti  il nucleo familiare con lui conviventi.

Possono richiede l'ammissione al patrocinio a sepese dello stato:

  • i cittadini italiani;
  • gli stranieri e gli apolidi residenti nello stato;
  • l'indagato, l'imputato, il condannato, l'offeso del reato, il danneggiato che intendono costituirsi parte civile, il responsabile civile o civilmente obbligato per l'ammenda;
  • colui che (offesso del reato – danneggiato) intenda esercitare azione civile per risarcimento del danno o restituzioni derivanti da reato.

VALIDITA' DELL'AMMISSIONE

L'ammissione è valida per ogni grado e per ogni fase del processo  e per tutte le eventuali procedure, derivate ed incidentali, comunque connesse.

Nella fase di esecuzione, nel procedimento di revisione, nei processi di revocazione e opposizione di terzo, nei processi  relativi all'applicazione di misure di sicurezza o di prevenzione o per quelli di competenza del tribunale di Sorveglianza (sempre che l'interessato possa o debba essere assistito da un difensore) occorre presentare autonoma richiesta di ammissione al beneficio.

Nei procedimenti civili per il risarcimento del danno o restituzioni derivanti da reato, (quando le ragioni non risultino manifestatamente infondate) l'ammissione al patrocinio a spese dello stato ha effetti per tutti i gradi di giurisdizione.

ESCLUSIONE DEL PATROCINIO IN AMBITO PENALE

Il patrocinio a spese dello stato è escluso:

  • nei procedimenti penali per  reati di evasione in materia di imposte;
  • se il richiedente è assistito da più  di un difensore (è ammesso, invece, nei procedimenti relativi a contravvenzioni);
  • per i condannati con sentenza definitiva per i reati di associazione mafiosa, e connessi al traffico di tabacchi e agli stupefacenti (modifiche apportate  dalla legge 24 luglio 2008, n. 125

DOVE SI PRESENTA LA RICHIESTA

La domanda di ammissione in ambito penale si presenta presso l'ufficio del magistrato davanti al quale pende il processo e quindi:

  • alla cancelleria del GIP se il procedimento è nella fase delle indagini preliminari
  • alla cancelleria del giudice che procede, se il procedimento è nella fase successiva;
  • alla cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato, se il procedimento è davanti alla Corte di Cassazione.

COME SI PRESENTA LA RICHIESTA

La domanda dovrà essere presentata:

  • personalmente dall'interessato   il quale dovrà apporre la sottoscrizione direttamente in presenza del cancelliere ovvero potrà depositarla già sottoscritta, con allegata fotocopia del documento d'identità in corso di validità (ai sensi dell'art. 38 comma 2 d.p.r. 445/2000 richiamato dall'art. 78 del d.p.r. 115/2002);
  • dal  difensore , che dovrà autenticare la firma di chi la sottoscrive nonché indicare in modo chiaro ed univoco la domiciliazione.

La  presentazione dell'istanza può avvenire attraverso i seguenti canali:

  • a mezzo raccomandata A/R
  • tramite PEC : alla pec istituzionale depositoattipenali.tribunale.matera@giustiziacert.it;
  • mediante deposito presso la cancelleria corredata dei necessari allegati, di seguito elencati analiticamente.

La domanda, sottoscritta dall'interessato, va presentata in carta semplice e deve indicare:

  • la richiesta di ammissione al patrocinio;
  • l'indicazione del processo cui si fa riferimento ai fini dell'ammissione al beneficio
  • le generalità anagrafiche e il codice fiscale del richiedente e dei componenti il suo nucleo familiare;
  • l'attestazione dei redditi precepiti l'anno precedente alla domanda (autocertificazione), tenuto conto che non fa fede il reddito risultante dall'attestazione ISEE;
  • l'impegno a comunicare le eventuali variazioni di reddito rilevanti ai fini dell'ammissione al beneficio.
  • Se il richiedente è detenuto la domanda può essere presentata al direttore dell'istituto carcerario che ne cura la trasmissione  al magistrato che procede.
  • Se il richiedente è agli arresti domiciliari o sottoposto a misura di sicurezza la domanda può essere presentata ad un ufficiale di polizia giudiziaria che ne cura la trasmissione al magistrato che procede.
  • Se il richiedente è  straniero (extracomunitario) l'istanza deve essere corredata dalla certificazione dell'autorità consolare competente, relativa ai redditi prodotti all'estero di cui all'art. 79 comma 2 D.P.R. n. 115/2002, che attesti la verità di quanto dichiarato nella domanda oppure dalla richiesta di rilascio di certificazione relativa ai redditi prodotti all'estero di cui all'art. 79 comma 2 D.P.R. n. 115/2002, rimasta inevasa nel termine di 30 giorni e sostituita ex art. 94 comma 2 D.P.R. n. 115/2002 da autocertificazione  attestante l'assenza di redditi all'estero.
  • Se il richiedente è straniero ed  è detenuto, internato per esecuzione di misura di sicurezza, in stato  di arresto o di detenzione  domicilare, la certificazione consolare  può essere prodotta entro venti giorni dalla data di presentazione dell'istanza, dal difensore o da un componente della famiglia dell'interessato (oppure può essere sostituita da autocertificazione).In caso di  reddito zero, l'istanza deve essere corredalle primarie esigenze di vita.

L'assenza della documentazione riguardante le modalità attraverso le quali il richiedente riesce a far fronte ai condizioni ostative ai sensi dell'art. 76 comma  4 bis (condanne per i reati di cui agli articoli 416 bis c.p., 291 quater del TU di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, 73, limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell'art. 80, e 74 comma 1 del TU di cui al Decreto del Presidente della Repubblica  9 ottobre 1990, n. 309, nonché per  per i reati commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416 bis ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo e 91 del D.P.R. n. 115/2002 (condanne relative a  reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell'evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto o se il richiedente è assistito da più di un difensore.

DECISIONE DEL GIUDICE

Entro 10 giorni, da quando è stata presentata la domanda o da quando è pervenuta, il giudice competente verifica l'ammissibilità della domanda e può decidere in uno dei seguenti modi:

  • può dichiarare l'istanza inammissibile;
  • può accogliere l'istanza
  • può respingere l'istanza

Sulla domanda il giudice decide con decreto motivato che viene depositato in cancelleria.  Del deposito viene dato avviso all'interessato. Se detenuto, il decreto gli viene notificato. In ogni cas, copia della domanda e del decreto che decide sull'ammissione del beneficio sono trasmesse all'Ufficio delle Entrate territorialmente competente per la verifica dei redditi dichiarati.

COSA PRODUCE L'ACCOGLIMENTO DELL'ISTANZA

L'interessato può scegliere un difensore di fiducia tra gli iscritti negli elenchi degli avvocati per il patrocinio a spese dello stato tenuti presso il Consiglio dell'Ordine del distretto della competente corte di appello e, nei casi previsti dalla legge, può nominare un consulente tecnico e un investigatore privato autorizzato.

COSA SI PUO' FARE SE LA DOMANDA VIENE RIGETTATA

Contro il provvedimento di rigetto, l'interessato può presentare ricorso al Presidente del Tribunale o della Corte d'Appello entro 20 giorni dal momento in cui ne  è venuto a conoscenza.

Il ricorso è notificato all'Ufficio delle Entrate.

In particolare,in caso di rigetto l'interessato o il difensore possono formulare opposizione (entro 20 giorni dalla notificazione) presso la cancelleria del Contenzioso Civile che effettuata la registrazione, riscuote i diritti dovuti (contributo unificato secondo gli scaglioni di legge e marca da bollo di  euro 27) per legge, trasmette l'opposizione al Presidente il quale decide con provvedimento che verrà poi comunicato alle parti.

L'ordinanza che decide sul ricorso  è notificata entro 10 giorni all'interessato e all'Ufficio delle Entrate che, nei 20 giorni successivi, possono proporre ricorso in Cassazione. Il ricorso non sospende l'esecuzione del provvedimento impugnato.

NORMATIVA

Riferimenti normativi: D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, articoli dal 74 al 141 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2002/06/15/002G0139/sg).

COS'È

Il giudice onorario minorile ha fatto ingresso nel nostro ordinamento contestualmente all’istituzione del Tribunale per i Minorenni con il R.D.L. n. 1404 del 1934 e rappresenta sin da allora una figura del tutto particolare nel contesto giudiziario italiano. Psicologi, psichiatri, medici, criminologi, assistenti sociali e professionisti con esperienza nei servizi rivolti ai minori e alla famiglia possono infatti essere nominati a ricoprire il ruolo di giudice onorario minorile. Esso non svolge funzioni di consulenza tecnica o di assistenza scientifica ai giudici professionali, ma costituisce parte integrante e necessaria del collegio giudicante, ove l’interazione tra le competenze giuridiche dei giudici togati ed i saperi multidisciplinari dei giudici onorari caratterizzano il Tribunale per i Minorenni come organo giudiziario specializzato.
Nell’ottica del superiore interesse del minore, il procedimento deve infatti sempre costituire un ambito nel quale la trattazione dei fatti di causa sia svolta in una dimensione prognostica ove le decisioni da assumere siano corroborate dalla comprensione dei fattori psicologici, pedagogici, sociali e medici in gioco. In tal senso, gli atti giudiziari da compiere, siano essi di competenza penale, civile o amministrativa, rappresentano l’esito di valutazioni complesse nelle quali ai giudici onorari ed ai giudici togati, posti entrambi sullo stesso piano, è chiesto di valorizzare l’unicità del minore e di sostenere fattivamente le sue prospettive evolutive.
Ai giudici onorari minorili, nominati a seguito di bandi e selezioni triennali disposti dal Consiglio Superiore della Magistratura, è quindi chiesto di continuare a svolgere la propria professione al fine di rinforzare l’introduzione di saperi multidisciplinari vivi, attuali, verificati nell’operatività che possano interagire efficacemente con il sapere giuridico nell’espressione di una capacità di giudizio di alto spessore.

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

artt. 2 e 5 R.d.l. 20 luglio 1934, n. 1404; art. 4 legge 27 dicembre 1956, n. 1441

CHI PUÒ RICHIEDERLO

All'incarico di giudice onorario minorile - o componente privato - si accede tramite selezioni che avvengono in ogni ufficio giudiziario minorile.
Per partecipare alla selezione occorre possedere due requisiti:
• essere benemeriti dell'assistenza sociale
• essere cultori di specifiche discipline umane ritenute essenziali per una adeguata comprensione delle problematiche minorili.
La normativa prevede infatti che i cittadini benemeriti dell'assistenza sociale siano scelti fra i cultori di biologia, di psichiatria, di antropologia criminale, di pedagogia, di psicologia e di sociologia (artt. 2 e 5 R.d.l. 20 luglio 1934 n. 1404 - art. 4 Legge 27.12.1956 n. 1441 - Circolare del Consiglio Superiore della Magistratura sui "Criteri per la nomina e conferma dei giudici onorari minorili").
Tutte le nuove disposizioni impartite dal Consiglio Superiore della Magistratura aventi per oggetto i criteri per la nomina e conferma dei giudici onorari minorili per il triennio 2011-2013 sono reperibili, unitamente al relativo bando di concorso con apposita modulistica, sul sito del Consiglio: www.csm.it

Per conseguire la nomina (o la conferma) a componente privato presso gli uffici giudiziari minorili è necessario che l'aspirante, oltre ai requisiti indicati all'inizio, sia:

  • cittadino italiano
  • abbia la residenza in un comune compreso nel distretto in cui ha sede l'ufficio giudiziario per il quale si è prodotta l'istanza
  • abbia l'esercizio dei diritti civili e politici
  • abbia un'età non inferiore ai trenta anni e non superiore ai settantadue anni
  • non abbia riportato condanne per delitti non colposi o a pena detentiva per contravvenzioni e non sia stato sottoposto a misura di prevenzione o di sicurezza.

DOVE SI RICHIEDE

Il bando e la modulistica per la nomina e la conferma a componente privato presso gli uffici giudiziari minorili  - o giudice onorario minorile  - vengono pubblicati sul sito del Consiglio Superiore della Magistratura

All'interno della Sezione “Moduli” si trova il modulo di richiesta da presentare alla cancelleria della volontaria giurisdizione.

Moduli e istruzioni per l'iscrizione

Innanzi tutto si deve attendere che la sentenza o il decreto penale di condanna siano stati dichiarati irrevocabili, o sia stata dichiarata immediatamente esecutiva la misura, dopo di ché ci si deve rivolgere all’Autorità preposta al controllo dello svolgimento del lavoro di pubblica utilità indicata nel dispositivo della sentenza o del decreto penale di condanna. 

Giova sottolineare che nello svolgimento del suddetto lavoro ci si deve attenere pedissequamente a quanto disposto in sentenza o nel decreto penale: qualsiasi variazione dell’orario giornaliero e settimanale deve essere preventivamente autorizzata dal Giudice.

A lavoro espletato, dovrà essere rivolta istanza al Giudice dell’esecuzione per la fissazione dell’udienza prevista dall’art. 189, comma 9 bis, C.d.S.

All'interno della Sezione “Moduli” si trova il modulo di richiesta di iscrizione, da presentare alla segreteria situata al IV piano.

Normativa Istruzioni e Moduli

Si deve manifestare tale interesse inviando una mail all’indirizzo tribunale.matera@giustizia.it; si riceverà successivamente, stesso mezzo, lo schema della convenzione, da integrare con i dati e gli elementi variabili e relativi all’ente. Successivamente lo schema così completato andrà inviato all’indirizzo mail dell’ufficio e si verrà contattati per la firma della convenzione da parte del  responsabile legale dell’ente o di un suo delegato, che dovrà recarsi presso l’ufficio giudiziario. Occorre sempre fornire un recapito telefonico del referente o del coordinatore.

Successivamente una volta stipulata la convenzione l’ente potrà ricevere richieste di disponibilità da parte di soggetti possibili condannati al lavoro di pubblica utilità, tuttavia, una volta data la disponibilità, l’ente dovrà attendere di essere contattato da una autorità di P.S., con la quale, sola, dovrà relazionarsi per ogni necessità o problema in sede di esecuzione della pena.

Il testimone è un individuo ritenuto a conoscenza dei fatti oggetto di un processo civile o penale. Tali fatti vengono appresi dal Giudice interrogando il testimone, che ha l’obbligo, penalmente sanzionato, di dire la verità. Chiunque, anche se minorenne, può essere citato come testimone, e in tale caso ha l’obbligo di presentarsi davanti al Giudice. La mancata comparizione può determinare l’applicazione di una sanzione pecuniaria compresa tra 100 e 1000 euro se si tratta di un processo civile (art. 103 disp. att. C.P.C.), e tra 51 e 516 euro se si tratta di un processo penale (art. 133 C.P.P.), e, in entrambi i casi, l’accompagnamento coattivo del testimone davanti al Giudice ad opera della forza pubblica. Nel caso il testimone sia impossibilitato a comparire è necessario, per evitare le sanzioni indicate, che comunichi immediatamente per iscritto (via fax, posta, telegramma o altro idoneo mezzo di comunicazione) i motivi del suo impedimento (ragioni di salute, impegni inderogabili di lavoro ecc.), accompagnandoli da documentazione idonea a comprovarli (certificato medico, dichiarazione del datore di lavoro ecc.).

Rimborsi spese. L’art. 45 D.P.R. 30.05.2002 n° 115 dispone:

I testimoni si considerano residenti quando il luogo di residenza si trova all'interno del Comune in cui ha sede l'ufficio presso il quale essi sono sentiti, ovvero, per i testimoni non residenti nel Comune, quando la residenza dista dallo stesso non oltre due chilometri e mezzo.

Ai testimoni residenti spetta l'indennità di € 0,36 al giorno.
L’art. 46 D.P.R. 30.05.2002 n° 115 dispone:

Ai testimoni non residenti spetta il rimborso delle spese di viaggio, per andata e ritorno, pari al prezzo del biglietto di seconda classe sui servizi di linea o al prezzo del biglietto aereo della classe economica, se autorizzato dall'autorità giudiziaria.

Se tali servizi non esistono, il rimborso delle spese di viaggio è riferito alla località più vicina per cui esiste il servizio di linea.

Spetta, inoltre, l’indennità di € 0,72 per ogni giornata impiegata per il viaggio, e l’indennità di € 1,29 per ogni giornata di soggiorno nel luogo dell’esame. Quest’ultima è dovuta solo se i testimoni sono obbligati a rimanere fuori dalla propria residenza almeno un giorno intero, oltre a quello di partenza e di ritorno.

Il rimborso avviene presentando una domanda scritta presso la Cancelleria del Giudice davanti a cui il testimone ha deposto, unitamente a copia dei titoli di viaggio. Si badi che per il rimborso del biglietto aereo è necessaria la preventiva autorizzazione del Giudice all’uso del mezzo aereo, che il testimone dovrà richiedere ed ottenere prima di procedere all’acquisto del titolo di viaggio.

La legge purtroppo non prevede altre ipotesi di indennità o rimborsi per il testimone, comprese le spese per l’uso del mezzo proprio, o per il pernottamento in albergo, o per la perdita della giornata lavorativa.

Innanzi tutto bisogna verificare se si rientra nelle ipotesi per le quali il lavoro di pubblica utilità è previsto in base all’art. 186, comma 9 bis C.d.S.: per esempio tale beneficio è escluso per chi ha provocato un incidente stradale (v. art. 186,comma 2bis C.d.S.).

Accertato che non vi siano condizioni ostative all’ammissione al lavoro di pubblica utilità, bisogna contattare un ente, con sede nella provincia in cui l’istante ha la residenza, che sia convenzionato con il Tribunale di Matera, o, comunque, con il Ministero della Giustizia, al fine di ottenere una dichiarazione di disponibilità di massima dell’ente stesso con l’indicazione anche del tipo di lavoro da svolgersi.

Le modalità di formulazione dell’istanza di sostituzione della pena, detentiva e pecuniaria, con il lavoro di pubblica utilità variano a seconda della fase processuale nella quale ci si trova per cui è necessario rivolgersi ad un avvocato.

Non riesco più ad avere contatti con mio figlio che vive con l’altro genitore in un altro Stato. Per attivare la procedura prevista dalla Convenzione dell’Aia del 1980 per attivare i contatti deve esserci già una decisione sull’affidamento e sul regime di visita?

In generale, per attivare la procedura convenzionale per il diritto di visita non è necessario che esista già un provvedimento giudiziario che disciplini il diritto di visita.

I nonni residenti in Italia possono chiedere l’attivazione dei contatti con un minore che risiede in un altro Stato?

La richiesta di attivazione o di tutela dei contatti con un minore viene decisa dall’autorità giudiziaria dello Stato di residenza abituale del minore in base alla legge di quello Stato. L’attivazione dei contatti con un determinato minore può essere chiesta dai parenti del minore se tale diritto è riconosciuto dalla legge di quello Stato. La richiesta di questi soggetti deve essere valutata dunque caso per caso, per verificarne le prospettive in base alla legge applicabile nella specifica situazione.

Il mio bambino sta crescendo all’estero e ormai non parla più l’italiano. Come si può intervenire?

Frequentemente i genitori richiedenti lamentano che il bambino residente all’estero non sa più parlare e comprendere l’italiano.

Si tenga presente che questa lagnanza è irrealistica e controproducente nella procedura: è invece fortemente consigliabile che il genitore o il parente che richiede l’attivazione di contatti con un bambino residente all’estero impari almeno i rudimenti della lingua parlata dal bambino, affinché la comunicazione - tanto più se a distanza - sia meno frustrante per il bambino e per il richiedente.

Inoltre, si dimostrerà così la serietà del desiderio di stabilire una relazione affettiva con il bambino, nonché la consapevolezza che il bambino ha diritto a non portare su di sé il peso di una difficile relazione tra adulti.

Per la nomina ad esecutore testamentario sono richieste particolari competenze professionali o titoli di studio?

No. La legge richiede solo la piena capacità di agire. Per questo motivo non possono essere nominati minori, interdetti o inabilitati.

Cosa si può fare se l’esecutore testamentario non procede né all’accettazione, né alla rinuncia?

Chiunque sia interessato può chiedere all’autorità giudiziaria di assegnare all’esecutore testamentario un termine per l’accettazione, decorso il quale l’esecutore si considera rinunciante.

L’esecutore testamentario può alienare beni ereditari?

Sì, se lo ritiene necessario ma deve chiedere l’autorizzazione all’autorità giudiziaria la quale provvede sentiti gli eredi.

L’esecutore testamentario può essere esonerato dal suo incarico?

Sì. L’art. 710 cod. civ. dispone che, su istanza di ogni interessato, l’autorità giudiziaria può esonerare l’esecutore testamentario dal suo ufficio per gravi irregolarità nell’adempimento dei suoi obblighi, per inidoneità all’ufficio o per aver commesso azioni che ne menomi la fiducia.

L’incarico di esecutore testamentario prevede un compenso?

Di norma no. L’incarico è svolto a titolo gratuito a meno che il testatore non abbia previsto una retribuzione a carico dell’eredità.

Chi sostiene le spese effettuate dall’esecutore testamentario per l’esercizio del suo incarico?

Le spese sono a carico dell’eredità.

In che modo è possibile sapere se un esecutore testamentario ha accettato l’incarico, o eventualmente vi ha rinunciato?

E’ possibile verificare l’eventuale annotazione nel Registro delle successioni tenuto dalla cancelleria del tribunale del luogo di ultimo domicilio del defunto. Il Registro delle successioni è pubblico e può essere esaminato da chiunque ne faccia domanda, con possibilità di richiedere estratti e certificati.

Lista degli allegati"

Allegati

Sì, è possibile revocare la rinuncia fino a quando il diritto all'accettazione non è prescritto e cioè entro dieci anni dall’apertura della successione (art. 525 cc)

Il testimone può essere accompagnato in aula?

È possibile essere accompagnati da parenti o amici, che rimarranno seduti negli spazi riservati al pubblico, a meno che non siano essi stessi testimoni. I testimoni, infatti, riferiscono di fronte al giudice uno per volta e, generalmente, attendono fuori dall'aula il loro turno.

Quante volte è richiesta la presenza del testimone?

Di solito il testimone viene esaminato un'unica volta nel corso del giudizio e nel giorno in cui è stato chiamato, ma non è possibile prevedere eventuali rinvii del processo.

Cosa succede se il datore di lavoro non vuole rilasciare il permesso?

Il testimone ha l'obbligo di presentarsi davanti al giudice. Non adempiere a tale obbligo è reato. Il datore di lavoro del testimone non può impedirgli di andare a testimoniare. Nel caso sia necessario, il cancelliere presso il tribunale potrà rilasciare un apposito certificato per giustificare l’ assenza.

La piattaforma informatica sviluppato dal Gruppo Edicom consente agli utenti, previa registrazione al portale, di fissare un appuntamento tramite un calendario digitale presso le Cancellerie al fine di regolare l'accesso al Tribunale di Matera nel rispetto delle indicazioni fornite dal Ministero della Salute finalizzate ad evitare assembramenti. Il sistema, attraverso un'apposita funzionalità, propone all'utente il giorno maggiormente favorevole per effettuare l'accesso, nonché gestisce la prenotazione di accessi multipli ad orari scaglionati al fine di concentrare le attività in un unico giorno.

Prenotazione Appuntamenti

Il pagamento del contributo unificato, anticipazioni forfetarie, diritti di copia e cancelleria è effettuabile esclusivamente attraverso la piattaforma pagoPA.

La funzionalità è disponibile sul Portale dei Servizi Telematici ed è accessibile

per gli UTENTI REGISTRATI: mediante login (tramite SPID o smart card) all'area riservata, raggiungibile qui

per gli UTENTI NON REGISTRATI: collegandosi a questo link e seguendo le apposite istruzioni reperibili in allegato.

 

Occorre rivolgersi alla cancelleria della Volontaria Giurisdizione, secondo piano ammezzato. La procedura serve a riabilitare il soggetto che ha subito un protesto di assegno o di titolo bancario e l’effetto è quello di considerare il protesto come mai avvenuto.

Per ottenere la riabilitazione dai protesti di assegni e cambiali, elevati negli ultimi cinque anni e pertanto risultanti dalla visura camerale, è necessario produrre:

• istanza indirizzata al Presidente del Tribunale tendente ad ottenere la riabilitazione il ricorrente deve qualificarsi compiutamente nel ricorso, indicando cognome, nome, luogo e data di nascita, residenza attuale, recapito telefonico.
• fotocopia del documento d’identità;
• gli originali dei titoli protestati unitamente all’atto di protesto (allegato al titolo);
• visura aggiornata dei protesti (da richiedersi presso la Camera di Commercio);
• dichiarazione del beneficiario da produrre in originale con firma autenticata (di solito lo fanno in anagrafe) il quale si qualifica compiutamente (generalità complete; in caso di società o ente, esatta e completa ragione o denominazione, con indicazione delle generalità della persona fisica di chi firma quale legale rappresentante) e dichiara di aver ricevuto il pagamento, con la specifica indicazione del titolo, della data del protesto, dell’importo del titolo stesso, della propria qualità di beneficiario diretto o giratario, delle generalità della persona che ha effettuato il pagamento (deve apparire ben chiara e certa la riferibilità del pagamento allo specifico assegno o alla specifica cambiale, quale risultante dal bollettino dei protesti);

Se la riabilitazione è richiesta per una società il ricorso deve essere presentato dal legale rappresentante con indicazione della carica sociale che gli conferisce tale potere (es. amministratore unico, socio amministratore ecc.); deve essere prodotta la visura dei protesti sia del ricorrente che della società.

Si deve indicare la ragione o denominazione sociale completa e non abbreviata (es. snc ACME di Rossi Luigi e C., e non solo snc ACME) e produrre visura camerale della società (da richiedere alla Camera di Commercio)

Nel caso nella visura risultino omonimie (protesti levati a carico di una persona con lo stesso nome e cognome, ma diversa dal richiedente), deve essere prodotto un certificato di residenza storico, che sarà confrontato con i dati risultanti dalla visura per escludere protesti non pertinenti.

La riabilitazione viene accordata con decreto del Presidente del Tribunale.
Una volta fatta ottenuta, la cancelleria spedirà alla CCIAA il ricorso + decreto. Poi la parte dovrà richiedere alla CCIAA la definitiva cancellazione.

In caso di diniego di riabilitazione da parte del Presidente del Tribunale, l’interessato può presentare ricorso in Corte d’Appello, entro 10 giorni dalla comunicazione di cui sopra.

Eventuale altra documentazione potrà essere richiesta caso per caso.

NOTA BENE:
Senza la suddetta documentazione, l’istanza non può essere accolta.

COSTI
Contributo Unificato di € 98,00
Una marca da € 27,00 per diritti forfetizzati per notifica

Orario di apertura al pubblico
LUNEDI' - VENERDI' 8:00 - 12:30
SABATO 8:30 - 12:30 limitatamente alle  attività aventi carattere di urgenza e di scadenza termini.

 

La Banca Dati di Merito è una piattaforma che consente ai cittadini di ricercare e consultare gli abstract e i provvedimenti civili (sentenze, decreti e ordinanze) provenienti dal Sistema Informatico del Settore Civile (SICI) dal 01/01/2016 ad oggi. La Banca Dati non include i provvedimenti relativi a famiglia, minori e stato persona. Al fine di consentire una ricerca sempre più completa, i contenuti saranno periodicamente ampliati. Si indicano a seguire le funzionalità principali.

Ricerche: La Banca Dati offre la possibilità all’utente di effettuare ricerche di parole presenti nel testo del provvedimento o dell’abstract oppure fare ricerche per parole chiave, riferimenti normativi, uffici che hanno emesso i provvedimenti e relativi abstract.

Esempi:

  • Gli utenti possono visualizzare e scaricare il contenuto dell’abstract.
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Si deve versare la cauzione?

No. Il ricorso al giudice di pace era condizionato al versamento di una cauzione, pena la inammissibilità del ricorso stesso. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 114 dell'8 aprile 2004, ha dichiarato l'illegittimità della norma del Codice della strada che prevedeva il versamento della cauzione (art. 204 bis comma 3) per contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione.

E’ indifferente presentare ricorso avverso la cartella esattoriale o avverso il verbale di accertamento?

No. Il ricorso avverso la cartella esattoriale può essere presentato solo per errori materiali della cartella o per vizi di notifica, ma non può essere proposto per contestare nel merito il verbale. Infatti quando viene inviata la cartella sono già scaduti i termini per proporre ricorso al prefetto o al giudice di pace contro il verbale.

E’ possibile inviare il ricorso per posta?

Sì.

Lista degli allegati"

Allegati

Cosa occorre per utilizzare il servizio online?

Un computer con il collegamento a internet e una stampante. Non è necessario essere dotati di posta elettronica ma è possibile, fornendo un indirizzo e-mail, ricevere direttamente le comunicazioni e gli aggiornamenti sul ricorso.

Chi può utilizzarlo?

Tutti, cittadini e avvocati.
Il ricorso in opposizione a sanzione amministrativa al giudice di pace infatti può essere presentato anche senza l’assistenza dell’avvocato.
Il ricorso per decreto ingiuntivo (D.I.) al giudice di pace può essere presentato anche senza l’assistenza del legale se il valore della causa è inferiore a euro 1.100,00.

Nella compilazione del ricorso e' obbligatorio indicare l'indirizzo di posta elettronica?

Assolutamente no. Fornire la propria e-mail è facoltativo. Si consiglia di indicarla per ricevere tutte le comunicazioni in merito all'opposizione depositata rendendo superfluo recarsi presso l'ufficio per chiedere informazioni.

Per quali ricorsi è possibile compilare il ricorso e la nota d’iscrizione a ruolo online?

Per i ricorsi in opposizione a sanzione amministrativa davanti al giudice di pace in materia di
-  violazione del codice della strada (verbale, cartella esattoriale, ordinanza del prefetto)
-  opposizione a ordinanza del prefetto per emissione di assegno a vuoto
-  altre violazioni di competenza del giudice di pace, che non rientrino nelle materie escluse

Per i ricorsi per decreto ingiuntivo (D.I.) davanti al giudice di pace.

Quali sono le materie escluse dalla competenza del giudice di pace, in merito all’opposizione a sanzione amministrativa?

Le materie escluse dalla competenza del giudice di pace in merito all’opposizione a sanzione amministrativa sono relative alle violazionI concernenti:

  1. la tutela del lavoro, di igiene sui luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro
  2. di previdenza e assistenza obbligatoria
  3. urbanistica ed edilizia
  4. di tutela dell’ambiente dall’inquinamento, della flora, della fauna e delle aree protette
  5. di igiene degli alimenti e delle bevande
  6. di società e di intermediari finanziari
  7. tributaria e valutaria
  8. se per la violazione è prevista una sanzione pecuniaria superiore nel massimo a 15.493,00 euro
  9. quando, essendo la violazione punita con sanzione pecuniaria proporzionale senza previsione di un limite massimo, è stata applicata una sanzione superiore a 15.493,00 euro
  10. quando è stata applicata una sanzione di natura diversa da quella pecuniaria, sola o congiunta a quest’ultima, fatta eccezione per le violazioni previste dal regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736, dalla legge 15 dicembre 1990, n. 386 e dal decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285

Se non ho una e-mail come posso controllare lo stato del mio ricorso?

Collegati al link riportato in fondo pagina  - http://gdp.giustizia.it/   -, individua l'ufficio da consultare, accedi alla sezione Ricerche, clicca su "Numero Protocollo WEB" ed inserisci il numero di protocollo WEB che è stato assegnato al tuo ricorso al termine della sua compilazione online.
Potrai cosi' verificare l'avvenuta iscrizione al ruolo e successivamente tutti gli eventi inerenti lo stato del ricorso (fissazione prima udienza, giudice assegnatario, etc.)

Posso utilizzare la compilazione online per redigere la sola nota d’iscrizione a ruolo?

Posso cercare le informazioni sul mio ricorso solo con il numero di protocollo WEB?

Successivamente all'iscrizione a ruolo del ricorso la ricerca potrà essere effettuata anche col numero di ruolo generale.

Non ho compilato il ricorso online. Posso ugualmente verificare lo stato del procedimento?

Sì. E’ possibile verificare lo stato del procedimento facendo ricerche per numero di ruolo, numero di sentenza, numero di decreto ingiuntivo,  purchè, non disponendo del numero di protocollo web che viene assegnato solo in caso di compilazione online, si disponga del numero di ruolo.

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